Lo sorseggiamo spesso a fine pasto, per digerire meglio, e perché il suo sapore pungente ci aiuta a “lavare” il palato da tutto il gusto intenso di ciò che abbiamo mangiato: l’amaro è un antico elisir dalle proprietà terapeutiche e dalla storia sorprendente. Ecco perché.

1. Perché “amaro”?

Il termine si riferisce ad una bevanda ottenuta mediante infusione nell’alcool di erbe dal sapore amarognolo. Già nell’antichità si utilizzavano preparati  a base di alcool e radici per digerire i lunghi pranzi luculliani, basti pensare all’elisir di buona salute consigliato da Ippocrate, preparato con orzo, miele ed erbe aggiunte al vino.

2. Lo bevevano anche i bambini

La liquoristica in Europa nacque nelle abbazie fortificate benedettine, furono i frati, fra i pochi a possedere la conoscenza fitoterapica, a preparare infusioni di radici e piante in alcool. Gli amari erano quindi somministrati in qualità di medicinali, come stimolanti in caso di inappetenza dei bambini o digestivi. La definizione dell’amaro inteso come medicinale digestivo cambiò nel 1906, a causa di una contestazione dell’American Food and Drug Administration che ne decretò la tassazione come alcolico e portò ad un crollo delle vendite.

Fortunatamente in Italia, paese dove la tradizione del mangiar bene è sostenuta da quella del fine pasto, le proprietà benefiche dell’amaro continuarono ad essere apprezzate e le famiglie a conservare nella dispensa l’elisir preparato in casa.

Le aziende distillatrici e di liquori rispolverarono le antiche ricette farmaceutiche, riadattandole al gusto del mercato attuale: sono nati così gli amari aromatici.

L’Italia rimane ancora oggi il paese produttore con il più alto numero di amari nel mondo, spaziando dai vermouth ai liquori.

3. La ricetta cambia sempre

La ricetta dell’amaro veniva tramandata dalle famiglie di generazione in generazione, il sapore dell’elisir finale cambiava infatti a seconda delle piante utilizzate e del tempo di infusione.

Le piante officinali vengono pestate e messe in infusione in una soluzione alcoolica. Il liquido viene poi filtrato e corretto con acqua e zucchero a seconda del gusto. Ogni regione ed ogni città ha un suo amaro particolare, talvolta legato ad un ingrediente locale, come il celebre digestivo al carciofo. Anche la ricetta della Vaca Mora, l’amaro delle Poli Distillerie, deriva dalla tradizione storica della famiglia Poli.

4. Sono davvero le erbe a renderlo un digestivo?

Sì, le piante amare aumentano la secrezione dei succhi gastrici e facilitano la digestione. Il processo digestivo inizia infatti dalla bocca, il nostro corpo ha bisogno del gusto amaro per stimolare i processi metabolici; il sapore amaro attiva i recettori nelle papille gustative e aumenta la secrezione di gastrina, un ormone presente nella mucosa dello stomaco, favorendo la digestione.

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