Quello del cameriere è un mestiere difficile. Lunghi turni, orari di lavoro non convenzionali, piatti che scottano, bicchieri che possono rovesciarsi, clienti esigentissimi…il lavoro è decisamente stressante, sia a livello fisico, che a livello psicologico. Ma cosa passa per la mente di un cameriere tra una portata e l’altra? Vi sveliamo i 5 tipi d clienti che ogni cameriere non vorrebbe mai incontare (ma non osa dirlo)!

1. Il cliente che vuol rendersi utile

La cena è finita, il cameriere arriva al tavolo, deve sparecchiare. Riconosce subito il cliente volenteroso, che vuol aiutare: prende le posate e le poggia sulla tovaglia. Poi, porge il piatto vuoto. Be’, sappiate che, se fate così, siete persone buone e generose, ma…rischiate di rallentare il servizio!

2. Il cliente indeciso

Questa tipologia di cliente alza la mano per chiamare il cameriere, pensa di avere la verità in tasca, ha tutto chiaro. Poi però arriva il dubbio dell’ultimo momento: ritorna sul menù e viene assalito da indecisioni e dubbi ancestrali. “E se poi te ne penti?”, “E se il piatto a fianco è migliore?”. Succede spesso, succede a tutti. Capita per la paura di perdersi qualcosa di buono. Soluzione: venite da Bif più spesso così da assaggiare tutto. E chiaritevi le idee.

3. Il cliente irremovibile

Il cliente irremovibile non transige spostamenti: è tutto d’un pezzo, in piedi, accanto al tavolo dell’amico che ha incontrato al locale. “Ehi, anche tu qui!”…e giù a ciarlare per interminabili minuti. Il cameriere prova a passare, sostiene un vassoio di 40 bicchieri, vorrebbe spazio, fa un tentativo, si intrufola fra gli interstizi, in una posizione che nemmeno lo yoga ancora conosce. Infine, riesce!

4. Il cliente senza divano

Sono le 2 di notte. Tutto il locale è vuoto, o quasi, e tutti i tavoli puliti, sistemati. Ma ecco! In fondo c’è ancora qualcuno. Il cameriere si avvicina e con sua grande (immensa) sorpresa, si accorge che è ancora la coppietta delle 21.00! A quel punto non sa se chiamare IKEA e acquistargli un divano o mandarli gentilmente via. È costretto alla seconda opzione perché IKEA, alle 2 di notte, è chiuso. Però sempre col sorriso.

5. Il cliente che gioca al piccolo chimico

Un cameriere capisce subito se il cliente ha fantasia. Se è un Nobel inside, un amante delle sostituzioni, perché il piatto così va bene, ma se lo cambia è meglio: “Dunque, signora, ha detto che vuole l’hamburger senza burger, più patatine…ma al forno…senape anziché maionese, e verdure al posto del pane?!”. Un NUOVO piatto è improvvisamente nato.

Related Posts


L’hamburger vegano non si deve chiamare hamburger: arriva la “legge”

Non chiamiamoli hamburger se non contengono carne. Lo dice la commissione agricoltura del Parlamento Europeo che ha approvato nuove norme, che vieteranno l’utilizzo di nomi utilizzati per piatti a base di carne per alimenti vegetali. Com’era accaduto anche col latte, essi potrebbero cambiare nome. Potrebbero volerci diversi anni prima che il regolamento entri in vigore […]

14.05.2019

La sorprendente storia dell’amaro: 4 cose che non sapevi

Lo sorseggiamo spesso a fine pasto, per digerire meglio, e perché il suo sapore pungente ci aiuta a “lavare” il palato da tutto il gusto intenso di ciò che abbiamo mangiato: l’amaro è un antico elisir dalle proprietà terapeutiche e dalla storia sorprendente. Ecco perché. 1. Perché “amaro”? Il termine si riferisce ad una bevanda […]

07.05.2019

Non fare il gallo (se sei un polletto): ecco le differenze

Sapeste riconoscere un galletto da un pollo? La risposta è molto meno scontata di quanto potreste mai immaginare. E no, la dimensione non è l’unica cosa che c’entra. La differenza tra pollo e gallo si riduce a due variabili: l’età e il sesso dell’animale. Nonostante i termini siano spesso utilizzati come sinonimi, ci sono più […]

02.05.2019

Comments


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *